giovedì 19 novembre 2015

CHE ELEMENTO SEI: ARIA, ACQUA, TERRA O FUOCO?





A quale dei quattro elementi corrisponde la vostra personalità? Vi sentite più legati all’aria o alla terra? All’acqua o al fuoco? Le persone più razionali, ad esempio, tenderanno a riconoscersi nell’elemento terra, gli impulsivi nell’elemento fuoco, i sognatori nell’elemento aria e gli emotivi nell’elemento acqua.
Non è detto che l’elemento in cui vi riconoscete corrisponda anche al vostro segno zodiacale calcolato in base alla vostra data di nascita, ma proprio il segno sotto cui siete nati potrebbe guidarvi a scoprire quale dei quattro elementi vi corrisponde di più, anche se di solito non credete agli oroscopi.
Ecco allora una sintesi delle caratteristiche che di solito vengono associate ai quattro elementi – aria, acqua, terra e fuoco – dal punto di vista della personalità.

Aria



Le persone a cui corrisponde l’elemento aria di solito sono dotate di una grande capacità di comunicazione. Ognuna di loro sceglie il proprio mezzo preferito per comunicare e per condividere con gli altri idee importanti. I meno timidi sono degli intrattenitori nati.
Sono persone molto riflessive che prendono in considerazione a fondo i pro e i contro prima di agire. Spesso si distinguono come scrittori e attori. E’ facile coglierle con la testa tra le nuvole. Sanno concentrarsi molto a fondo ma nello stesso tempo amano distrarsi di tanto in tanto per dedicarsi alle proprie passioni. Non sempre per loro è semplice mantenere i piedi per terra. I rapporti con gli altri le aiutano a vivere nel presente
segni d’aria sono Gemelli, Bilancia e Acquario.



Acqua



L’elemento acqua è legato a quelle persone che si sentono molto in contatto con le proprie emozioni e con quelle degli altri. Amano davvero intrattenersi inconversazioni profonde. Sono brave ad ascoltare e empatiche. Si prendono cura degli altri con il cuore. Trasformano le loro e emozioni in creatività, ad esempio componendo una canzone o dipingendo un quadro.
A volte l’emotività le rende vulnerabili tanto da andare alla ricerca di qualcosa in cui rifugiarsi per sopportare meglio il peso della vita. Pensiamo soprattutto al cibo come elemento consolatorio. Spesso queste persone sono più concentrate sulle necessità degli altri che su se stesse. Il radicamento con le realtà le aiuta a vivere con un maggior equilibrio.
segni d’acqua sono Cancro, Scorpione e Pesci


Terra


L’elemento terra è il più stabile e concreto dei quattro. Le persone che corrispondono all’elemento terra possono apparire più severe e razionali delle altre. Non si smuovono facilmente dalle loro convinzioni. Sono persone, pazienti, con molto senso pratico e perseveranti.
Sono anche molto metodiche. Il loro modo di apprendere qualcosa di nuovo si basa sulle azioni e sulla voglia di fare. Lavorano in modo meticoloso. Apprezzano gli oggetti soprattutto per la loro utilità, più che dal punto di vista estetico. Si impegnano molto nelle relazioni con gli altri che normalmente sono di lunga durata. Sono fedeli e davvero tolleranti
segni di terra sono Toro, Vergine e Capricorno.



Fuoco


L’elemento fuoco si addice a persone sicure di se stesse e inarrestabili nel loro modo di agire. Raggiungono grandi risultati impegnandosi sempre fino in fondo e attirano gli altri con il loro comportamento carismatico.
I ruoli che più si addicono loro sono quelli di leader e motivatori. Sanno ispirare gli altri con le loro parole. Hanno un grande intuito e colgono dettagli che ad altre persone spesso sfuggono. Per mantenere la calma più facilmente devono sempre avere tutto sotto controllo. Sono anche un po’ impulsive e tendono ad agire rapidamente.
segni di fuoco sono Leone, Ariete e Sagittario.
Siete aria, acqua, terra o fuoco? Quale elemento sentite più simile a voi?
(scritto da Marta Albè)


domenica 4 ottobre 2015

breve storia di San Francesco



Francesco nacque ad Assisi nel 1182, da Pietro di Bernardone, ricco mercante di stoffe preziose, e da Madonna Pica; la madre gli mise nome Giovanni; ma, tornato il padre dal suo viaggio in Francia, cominciò a chiamare il figlio Francesco (FF1395). Prima della conversione il giovane Francesco fu partecipe della cultura "cortese-cavalleresca" del proprio secolo e delle ambizioni del proprio ceto sociale (la nascente borghesia).

Nel 1202, tra le fila degli homines populi, prese parte allo scontro di Collestrada con i perugini e iboni homines fuoriusciti assisani: Francesco fu catturato con molti suoi concittadini e condotto prigioniero a Perugia…Dopo un anno, tra Perugia e Assisi fu conclusa la pace, e Francesco rimpatriò insieme ai compagni di prigionia (FF 1398).

Decide allora di realizzare la sua aspirazione a diventare miles (cavaliere) e nel 1205 si unisce al conte Gentile, che partiva per la Puglia, onde essere da lui creato cavaliere (FF 1491). È a questo punto della vita di Francesco che iniziano i segni premonitori di un destino diverso da quello che lui aveva sognato. In viaggio verso la Puglia, giunto a Spoleto,a notte fatta si stese per dormire. E nel dormiveglia udì una voce interrogarlo: «Chi può meglio trattarti: il Signore o il servo?». Rispose: «Il Signore». Replicò la voce: «E allora perché abbandoni il Signore per il servo?» (FF 1492). L’indomani Francesco torna ad Assisi aspettando che Dio, del quale aveva udito la voce, gli rivelasse la sua volontà (FF 1401).


Trascorre circa un anno nella solitudine, nella preghiera, nel servizio ai lebbrosi, fino a rinunciare pubblicamente, nel 1206, all’eredità paterna nelle mani del vescovo Guido e assumendo, di conseguenza, la condizione canonica di penitente volontario. Francesco veste l’abito da eremita continuando a dedicarsi all’assistenza dei lebbrosi e al restauro materiale di alcune chiese in rovina del contado assisano dopo che a San Damiano aveva udito nuovamente la voce del Signore dirgli attraverso l’icona del Crocifisso:«Francesco va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (FF 593).


Nel 1208, attirati dal suo modo di vita, si associano a Francesco i primi compagni e con essi nel 1209 si reca a Roma per chiedere a Innocenzo III l’approvazione della loro forma di vita religiosa. Il Papa concede loro l’autorizzazione a predicare rimandando però a un secondo tempo l’approvazione della Regola: Andate con Dio, fratelli, e come Egli si degnerà ispirarvi, predicate a tutti la penitenza. Quando il Signore onnipotente vi farà crescere in numero e grazia, ritornerete lieti a dirmelo, ed io vi concederò con più sicurezza altri favori e uffici più importanti (FF 375).into dal desiderio di testimoniare Cristo nei paesi musulmani, Francesco tenta più volte di recarvisi. Finalmente nel 1219 raggiunge Damietta, in Egitto, dove, durante una tregua nei combattimenti della quinta crociata, viene ricevuto e protetto in persona dal Sultano al-Malik al-Kamil.

Rientrato ad Assisi nel 1220 Francesco rinuncia al governo dei fratia favore di uno dei suoi primi seguaci: Pietro Cattani. Non rinuncia però ad esserne la guida spirituale come testimoniano i suoi scritti.

Il 30 maggio 1221 si radunò in Assisi il capitolo detto "delle stuoie" al quale partecipò un numero davvero rilevante di frati (dai 3000 ai 5000), si discusse il testo di una Regola da sottoporre all’approvazione della Curia romana e fu nominato frate Elia vicario generale al posto di Pietro Cattani, morto il 10 marzo di quell'anno.


La Regola (conosciuta come "Regola non bollata") discussa e approvata dal capitolo del 1221 fu respinta dalla Curia romana perché troppo lunga e di carattere scarsamente giuridico. Dopo un processo di revisione del testo, al quale collaborò ilcardinale Ugolino d'Ostia (il futuro papa Gregorio IX), il 29 novembre 1223 finalmente Onorio III approva con la bolla Solet annuere la Regola dell’Ordine dei Frati Minori (detta "Regola bollata").


Durante la notte diNatale del 1223, aGreccio, Francesco volle rievocare la nascita di Gesù, facendo una rappresentazione vivente di quell'evento per vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato [il Bambino nato a Betlemme] per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello (FF468). È da questo episodio che ebbe poi origine la tradizione del presepe.


Dopo il capitolo di Pentecoste del 1224 Francesco si ritirò con frate Leone sul monte della Verna per celebrarvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Lì, la tradizione dice il 17 settembre, Francesco avrebbe avuto la visione del serafino, al termine della quale nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso (FF 485). L’episodio è confermato dall’annotazione di frate Leone sulla chartula autografa di Francesco (attualmente conservata in un reliquiario presso il Sacro Convento di Assisi): Il beato Francesco, due anni prima della sua morte, fece una quaresima sul monte della Verna…e la mano di Dio fu su di lui mediante la visione del serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo (FF p. 176 nota).«Laudate et benedicite mi Signore, et rengratiatelo et serviatelo cum grande humilitate»

Nell’ultimo biennio di vita di Francesco si colloca anche la composizione delCantico di frate sole (o Cantico delle creature). Sono anni questi in cuiFrancesco è sempre più tribolato dalla malattia (soffriva di gravi disturbi al fegato e di un tracoma agli occhi). Quando le sue condizioni si aggravarono in maniera definitiva Francesco fu riportato alla Porziuncola, dove morì nella notte fra il 3 e il 4 ottobre 1226. Il giorno seguente il suo corpo, dopo una sosta presso San Damiano, fu portato in Assisi e venne sepolto nella chiesa di San Giorgio.


Frate Francesco d’Assisi fu canonizzato il 19 luglio 1228 da Papa Gregorio IX. Il 25 maggio 1230 la sua salma fu infine trasferita dalla chiesa di San Giorgio e tumulata nell'attuale Basilica di San Francesco fatta costruire celermente da frate Elia su incarico di Gregorio IX tra il 1228 e il 1230.

Con l'indicazione FF si intende Fonti Francescane, raccolta degli scritti del primo secolo francescano, edita da "Editrici Francescane".


Le immagini sono tratte dal volume "Francesco d'Assisi attraverso l'immagine" a cura dell'Istituto Storico dei Cappuccini.

la predica agli uccelli di San Francesco

la predica agli uccelli
di San Francesco

San Francesco si recava un giorno, con alcuni frati, a Bevagna, cittadina dell'Umbria.
Lungo la strada, alzando gli occhi, vide che su alcuni alberi era una grande quantità d'uccelli.
Aspettatemi qui, disse ai compagni, io andrò a predicare a questi nostri fratelli.
Ed entrato nel campo incominciò a predicare agli uccellini che, scesi dagli alberi, si erano raccolti attorno a lui.
E finché S. Francesco parlò, essi stettero sempre fermi, senza fare il minimo movimento.
Fratelli miei, disse loro il Santo, voi dovete molta riconoscenza a Dio creatore, perché vi ha dato il grande dono di volare nell'aria.
Voi non seminate, non mietete, eppure Dio vi nutre e vi da fiumi e fontane per bere.
Voi non sapete filare e tessere, eppure Dio veste Voi e i vostri figliuoli col più morbido e grazioso dei vestitini di penne e piume.
Mentre San Francesco parlava, tutti gli uccellini aprivano i loro becchi, stendevano i colli, aprivano le ali, chinavano reverentemente le testoline sino a terra e dimostravano insomma, con i loro atti di ascoltare, d'intendere e d'approvare le parole del Santo.

Francesco e il Lupo

Un giorno Francesco si recò in vista nella città di Gubbio. Ma come entrò nella città vide che non c’era nessuno ne animali ne persone. Tutti i cittadini di Gubbio erano chiusi nelle loro case per paura di un Lupo veramente pericoloso e grande .Tutti conoscevano Francesco e chiesero a lui se poteva aiutarli. Francesco accettò e andò a parlare con il Lupo.
Si reco alla foresta, e vide arrivare da lui lentamente questo grosso cane.
Francesco lo chiamò:”Fratello Lupo , in nome di Dio ti ordino di non farmi male a me e a tutti gl’uomini”. Quando furono vicini Francesco fece il segno della Croce in bocca al Lupo.
Poi Francesco gli disse: “Fratello Lupo perchè hai fatto del male ai tuoi fratelli uomini?Tutti ti odiano Fratello Lupo,hanno paura tutti di te, devi smetterla. Ma io sono tuo fratello e voglio che ci sia pace fra te e gli uomini, cosi sarete tutti tranquilli in questa città”. Quando il Lupo capì il suo errore scrollò la testa, fu allora che Francesco disse agli abitanti di Gubbio: “Il Lupo vuole vivere in pace con voi, lo desidera veramente .L’importante che mi promettete che voi gli darete da mangiare, al vostro nuovo Fratello”. Da quel giorno grazie a Francesco e alla buona volontà sia del Lupo che dai cittadini di Gubbio,era tornata la pace e il Lupo passava a trovare gli abitanti ,che gli davano da mangiare , come promesso. Il Lupo era diventato il cane di tutti , era diventato anche l’amico di tutti bambini .E quando mori ,alcuni anni dopo tutti gli abitanti piansero perché avevano perso il loro caro amico Fratello Lupo

lunedì 14 settembre 2015

"Bambini Indaco"

"Bambini Indaco" sono bambini e bambine che sembrano dotati di un nuovo patrimonio genetico, di straordinari e rari attributi psicologici molto diversi da quelli riscontrati fino ad ora e potrebbero realmente rappresentare il prossimo livello dell'evoluzione umana. Anticonformisti rispetto ad ogni sistema, precoci, intuitivi, creativi, innovatori, sensitivi. Faticano ad accettare metodi educativi tradizionali e rifiutano a priori l’autorità di genitori e insegnanti. Troppo spesso a questi bambini vengono diagnosticati disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione e iperattivismo. A volte vengono narcotizzati con psicofarmaci, come il Ritalin, per frenare la loro esuberante energia, giudicata eccessiva. Medici, educatori, psicologi, spiegano il fenomeno degli "Indaco" per aiutare a identificare le strategie utili e proporre ai genitori alternative naturali agli psicofarmaci. Metodi, resoconti, commenti, storie di esperti qualificati che si occupano dell’infanzia. La nostra cultura è basata sul concetto di evoluzione, che però si riferisce solo al passato: l’idea dell’arrivo, sul pianeta, di una nuova coscienza umana, non è facilmente ammissibile. Per aiutarli a raggiungere l’equilibrio e l’armonia, è necessario che genitori e insegnanti diventino consapevoli delle loro eccezionali caratteristiche e instaurino un rapporto basato su amore, rispetto e benevolenza. 
(Lee Carroll - I Bambini Indaco)

venerdì 11 settembre 2015

abbi cura di te...

Abbi cura di te. Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare. Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti. E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta. (Susanna Tamaro)

innamorati...

Innamorati di una persona che ama guardarti dormire. Che ti sussurra parole belle mentre lo fa, come se ti cantasse una nenia lenta e sconosciuta che solo nei tuoi sogni puoi ricordare. Innamorati di una persona che come primo saluto, al mattino usa un “Come stai?”. Non perché tu stai male, ma perché per lei la cosa più importante e che tu stia bene. Innamorati di una persona che ti bacia all’improvviso, senza un motivo, per avere ogni volta l’emozione di un amore che sorprende. Qualcuno che usa gli abbracci invece delle parole quando sei triste, e che, invece dei consigli usa il battito del suo cuore per calmarti. Innamorati di una persona che ti dedica canzoni tutti i giorni, perché ogni canzone gli ricorda te. Per questo tu sei una fragola, una meravigliosa creatura o una bella stronza tutto nello stresso giorno. Innamorati di una persona che la pensa in modo totalmente opposto a te, ma che ha sempre voglia di ascoltare la tua opinione. Che passi serate intere a spiegarti il suo punto di vista. Che si incazzi in modo esagerato se tu non sei d’accordo, e che vuole fare pace facendo l’amore. Innamorati una persona che ti prende in giro, una persona che ama ridere più che sorridere. Innamorati di una persona curiosa e che ama viaggiare, ti porterà a fare snorkeling con le megattere, alpinismo sull’Everest, bungee jumping sulla Macau Tower, surf in Australia. Poi ti leggerà un Orgoglio e pregiudizio sotto un’immensa quercia in Inghilterra, e tu ovviamente piangerai per Darcy e odierai Elizabeth, ma solo all’inizio. Cavalcherete in Andalusia, e ti canterà una serenata in un castello Irlandese dopo un’ubriacatura di Guinness. Ma ti ricorderà sempre che casa sua sarà solo dove sono poggiati i tuoi occhi e i tuoi piedi, tutto il resto del mondo fa volume. Innamorati di una persona che sa isolarsi nella malinconia dei suoi silenzi, che capisce l’importanza di un pianto liberatorio. Innamorati di una persona che ami la tua libertà, la tua indipendenza e che rispetti le tue scelte. Ma che ogni tanto ti faccia una sfuriata di gelosia, perché in fondo tu sei il suo mondo. Innamorati di una persona che abbia il miglior odore dell’universo, quello che riconosceresti ovunque, quello unico che solo tu puoi apprezzare. Quell’odore tanto simile alle tue emozioni. E, alla fine, innamorati di quell’unica anima che potrai mai amare con tutto te stesso. Non accontentarti di un amore mediocre, di un amore che non è amore. Innamorati perché non ne puoi fare a meno, non perché non vuoi stare solo. 
(Stefania LeoNoir)