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mercoledì 5 aprile 2017

Amore:una bellissima storia sui sentimenti



”Tanto tempo fa la Follia decise di invitare tutti i sentimenti per una insolita riunione conviviale, raccoltisi tutti intorno a un caffè per animare l’incontro la Follia propose: “Si gioca a nascondino?”.

“Nascondino? Che cos’è?” – domandò la Curiosità.
“Nascondino è un gioco rispose la Follia “Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare comincerà a cercarvi e il primo che troverò sarà il prossimo a contare”.
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia che rimasero a guardare in disparte.
“1,2,3. – la Follia cominciò a contare.

La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, esitante come sempre, si nascose in un gruppo d’alberi. La Gioia corse festosamente in mezzo al giardino non curante di un vero e proprio nascondiglio.

La Tristezza incominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per occultarsi. L’Invidia ovviamente si unì all’Orgoglio e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia proseguì la conta mentre i suoi amici si nascondevano.

La Disperazione era sconfortata vedendo che si era già a novantanove. “CENTO! – gridò la Follia – “Adesso verrò a cercarvi”
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.


Guardando da una parte, la Follia vide l’Insicurezza sopra un recinto che non sapeva da quale lato avrebbe potuto nascondersi meglio. E così di seguito furono scoperte la Gioia, la Tristezza, la Timidezza e via via tutti gli altri.
Quando tutti finalmanete si radunarono, la Curiosità domandò: “Dov’è l’Amore?”.

Nessuno l’aveva visto, il gioco non poteva considerarsi concluso e così la Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, lungo il fiume sotto le rocce. Ma dell’Amore nessuna traccia, setacciando ogni luogo la Follia si accorse di un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a frugare tra i rami spinosi, quando ad un tratto sentì un lamento.
Era l’Amore, che soffriva terribilmente perché una spina gli aveva appena perforato un occhio.

La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò per avere organizzato un gioco così stupido, implorò l’Amore per ottenere il suo perdono e commossa dagli esiti di quel danno irreversibile arrivò fino a promettergli che l’avrebbe assistito per sempre. L’Amore rincuorato accettò la promessa e quelle scuse così sincere.
Così da allora l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre”…

Dicono che il cuore è un manicomio e che c’è sempre spazio per un po’ di follia in più. Perché per amore siamo in grado di fare qualsiasi cosa, di rischiare la vita di fronte a un abisso e persino sprigionare la libertà stessa.

L’amore è follia per un errore di calcolo, perché non si può scegliere e perché vince sempre a qualsiasi gioco, anche se a volte ne usciamo ricoperti di spine. Perché, come disse il drammaturgo Calderón de la Barca, quando l’amore non è follia, non è amore.

Tratto da web

mercoledì 9 dicembre 2015

LETTERA A ME STESSO ..per tutti coloro che in questo momento stanno vivendo degli stati d’animo di disorientamento e abbattimento…





Per tutti coloro che in questo momento stanno vivendo degli stati d’animo di disorientamento e abbattimento…



*LETTERA A ME STESSO*

'Caro (scrivi qui il tuo nome),

non ti preoccupare, ora ti senti disorientato, fallito, ti sembra che tutto quello che hai fatto non sia servito a niente, che ti sei solo illuso.
Ma non è così!
È solo la mente che ti sta ingannando!
Sapevi che sarebbe successo ed eccola qui.
È già successo in passato ed ogni volta hai visto che era un inganno, lo è anche questa volta.

Non farti prendere dallo sconforto, se vuoi piangi, se vuoi sfogati, ma non dimenticare chi sei e dove vuoi arrivare.
Niente di quello che stai vivendo è reale.

Le emozioni negative che provi sono solo reazioni chimiche unite a forme pensiero che probabilmente non sono nemmeno tue.

Se ti viene da piangere vuol dire che ti senti in colpa per qualcosa che hai fatto o che non hai fatto.

Ricorda, il senso di colpa non è reale, anche lui è un inganno.

Se hai l’ansia o attacchi di panico, significa che hai paura di quello che gli altri potrebbero pensare di te, del loro giudizio, oppure di quello che potrebbero farti.

Il tuo bambino interiore non ne può più, non ha più voglia di pretese, responsabilità o aspettative. Ha bisogno di essere tranquillizzato, sapendo che ognuno è responsabile solo per se stesso.

Tu sei responsabile solo della tua vita e della tua felicità, solo della tua, e basta.
Quindi non c’è niente che tu debba fare, niente che tu debba dimostrare, non c’è nessuno con cui ti devi giustificare. E se sei genitore e sai di avere in realtà la responsabilità dei tuoi figli, ricorda che a loro non importa chi sei o quello che fai, non gli importa quello che puoi comprare o il tipo di vita che puoi dargli, ai tuoi figli importa solo sentire che li ami, che sei li per loro.

Credi di essere fragile, non capisci perché ti capitino così tante situazioni brutte, temi di aver sbagliato tutto, di aver creduto in cose che non esistono. Allora caro (tuo nome), lascia che ti ricordi questo:
Prima di nascere hai guardato le cose che hai fatto.
Hai provato rimorso per molte di quelle.
Forse hai visto quello che ha fatto la tua famiglia, che hanno fatto i tuoi antenati e a cui mai hanno riparato.
Hai provato rimorso anche per quello.
Hai scelto di incarnarti.
Hai scelto tu quali sfide vivere, quali limiti, quali malattie, per espiare le colpe in base al tuo giudizio.
E per evolvere in base ai desideri evolutivi della tua anima.
Tu hai scelto, hai avuto il coraggio di scegliere le tue punizioni, forse troppo dure, ma sapevi di essere in grado di superare tutto.
Pensi sia stato facile prendere una decisione del genere? Scegliere questa vita nonostante tutto?
Credi di essere un fallito, invece (tuo nome) lasciatelo dire, sei un eroe, un eroe vero.
Non sentirti una vittima, nessuno ha potere su di te, solo tu, solo tu hai scelto il tuo destino e solo tu hai il potere di portarlo a compimento. Nessuno, nessuno, ha potere su di te.

Ricordati chi sei.

Tu sei un guerriero e lo sei ogni giorno, anche quando ti sembra di non farcela più… eppure… ogni volta ce la fai...
Credi in te. Sempre.

- (tratto da uno scritto di Georgia Briata)


Via www.camminanelsole.com | www.iosonoilmiobuddha.it

sabato 5 dicembre 2015

La Bicicletta di Dio





In una calda sera d’estate, un giovane si recò da un vecchio saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?”.

Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato; anche io cercavo, inutilmente, una risposta a queste domande.

Poi feci un sogno: Sognai una bicicletta a due posti: un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare.




Ma poi avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti.

Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio la rendeva più felice ed emozionante.

Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti?

Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti.

Ma quando cominciò a guidare Lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo.

Tutto quello che riuscivo a fare, era tenermi in sella!

Anche se sembrava una pazzia, Lui continuava a dire: “Pedala, pedala!”.

Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso e chiedevo: “Signore, ma dove mi stai portando?”.

Egli si limitava a sorridere e non rispondeva. Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi.

Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura e quando dicevo: “Signore, ho paura…”, Lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito un’immensa serenità si sostituiva alla paura.

Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia.

Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio.

Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.

Mi disse: “Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso”.

Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere e il nostro fardello era comunque leggero.




Dapprima non mi fidavo di Lui, al comando della mia vita.

Pensavo che l’avrebbe condotta al disastro.

Ma Lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.

E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore.

E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, Lui si limita a sorridere e dice: “Non ti preoccupare, guido io, tu pedala”.




fonte:www.leggerenotizie.it

domenica 4 ottobre 2015

la predica agli uccelli di San Francesco

la predica agli uccelli
di San Francesco

San Francesco si recava un giorno, con alcuni frati, a Bevagna, cittadina dell'Umbria.
Lungo la strada, alzando gli occhi, vide che su alcuni alberi era una grande quantità d'uccelli.
Aspettatemi qui, disse ai compagni, io andrò a predicare a questi nostri fratelli.
Ed entrato nel campo incominciò a predicare agli uccellini che, scesi dagli alberi, si erano raccolti attorno a lui.
E finché S. Francesco parlò, essi stettero sempre fermi, senza fare il minimo movimento.
Fratelli miei, disse loro il Santo, voi dovete molta riconoscenza a Dio creatore, perché vi ha dato il grande dono di volare nell'aria.
Voi non seminate, non mietete, eppure Dio vi nutre e vi da fiumi e fontane per bere.
Voi non sapete filare e tessere, eppure Dio veste Voi e i vostri figliuoli col più morbido e grazioso dei vestitini di penne e piume.
Mentre San Francesco parlava, tutti gli uccellini aprivano i loro becchi, stendevano i colli, aprivano le ali, chinavano reverentemente le testoline sino a terra e dimostravano insomma, con i loro atti di ascoltare, d'intendere e d'approvare le parole del Santo.

Francesco e il Lupo

Un giorno Francesco si recò in vista nella città di Gubbio. Ma come entrò nella città vide che non c’era nessuno ne animali ne persone. Tutti i cittadini di Gubbio erano chiusi nelle loro case per paura di un Lupo veramente pericoloso e grande .Tutti conoscevano Francesco e chiesero a lui se poteva aiutarli. Francesco accettò e andò a parlare con il Lupo.
Si reco alla foresta, e vide arrivare da lui lentamente questo grosso cane.
Francesco lo chiamò:”Fratello Lupo , in nome di Dio ti ordino di non farmi male a me e a tutti gl’uomini”. Quando furono vicini Francesco fece il segno della Croce in bocca al Lupo.
Poi Francesco gli disse: “Fratello Lupo perchè hai fatto del male ai tuoi fratelli uomini?Tutti ti odiano Fratello Lupo,hanno paura tutti di te, devi smetterla. Ma io sono tuo fratello e voglio che ci sia pace fra te e gli uomini, cosi sarete tutti tranquilli in questa città”. Quando il Lupo capì il suo errore scrollò la testa, fu allora che Francesco disse agli abitanti di Gubbio: “Il Lupo vuole vivere in pace con voi, lo desidera veramente .L’importante che mi promettete che voi gli darete da mangiare, al vostro nuovo Fratello”. Da quel giorno grazie a Francesco e alla buona volontà sia del Lupo che dai cittadini di Gubbio,era tornata la pace e il Lupo passava a trovare gli abitanti ,che gli davano da mangiare , come promesso. Il Lupo era diventato il cane di tutti , era diventato anche l’amico di tutti bambini .E quando mori ,alcuni anni dopo tutti gli abitanti piansero perché avevano perso il loro caro amico Fratello Lupo

martedì 14 luglio 2015

il vecchio saggio

Migliaia di anni fa in Cina vi era un dittatore molto crudele ed egoista. 
Era lui che aveva ordinato la costruzione di una muraglia di seimila miglia intorno al paese. Per comprendere come si stava a quei tempi bisogna considerare che erano cosi tanti coloro che morivano durante questa impresa che i loro corpi venivano direttamente seppelliti nella muraglia. Viveva in quel periodo un uomo molto vecchio che aveva solo due cose al mondo a cui teneva: il suo unico figlio e il s
uo unico cavallo. Ma il destino volle che un giorno il cavallo fuggi via. Venutolo a sapere, tutti gli anziani del paese vennero a consolarlo dicendogli:
«Che sfortuna che il tuo cavallo sia scappato!». Al che il vecchio guardandoli rispose: « Come fate a sapere che si tratta di sfortuna?». Alcuni giorni dopo il cavallo fece ritorno accompagnato da altri sei puledri. La ricchezza del vecchio si trovò quindi ad essere notevolmente maggiore». Gli anziani vennero dicendogli: «Come sei fortunato ora ad avere sette
cavalli!». Il vecchio si fermò a pensare per un momento poi, guardandoli uno alla volta, rispose: «Come fate a sapere che si tratta di fortuna? Quello stesso pomeriggio l'unico figlio del vecchio decise di tentare di cavalcare uno dei cavalli selvaggi, ma cadde e fu costretto all'infermità. Di nuovo gli anziani del villaggio gli accorsero interno dicendogli: «Che sfortuna che tuo figlio sia caduto e sia ora zoppo!». Al che il vecchio rispose loro ancora nello stesso modo dicendo: « Come fate a sapere che si tratta di sfortuna?».
Gli altri, perplessi, se ne andarono. Il giorno dopo arrivarono in quella gli uomini dell'Imperatore. Avevano ricevuto l'ordine di arruolare tutti i giovani abili per la costruzione della orrenda muraglia di seimila miglia. Presero ogni giovane del paese eccetto il figlio del vecchio. Tutti furono convinti della saggezza del vecchio e arrivarono dicendo:«Come sei fortunato che tuo figlio non sia stato preso per la costruzione della muraglia». Ma di nuovo il vecchio li guardò: «Come fate a sapere che si tratta di fortuna? A questo punto erano tutti veramente perplessi, se ne andarono per conto loro e tennero consiglio. Alla fine tornarono dal vecchio e gli dissero:«Abbiamo parlato fra di noi, e siamo tutti concordi nel considerarti l'uomo più saggio di tutta la Cina.
Ci considereremo molto fortunati se tu volessi essere il nostro primo cittadino». Il vecchio alzò le mani e disse: «Come fate a sapere che si tratterebbe veramente di fortuna? Non voglio questo incarico». E se ne andò.
Egli era l'uomo più fortunato di tutta la Cina - perché ne conosceva il segreto !
(Martin Schulman - Astrologia Karmica)

domenica 7 giugno 2015

la matita e il bambino


Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera.

A un certo punto, le domandò:

“Stai scrivendo una storia che è capitata a noi? E che magari parla di me.”

La nonna interruppe la scrittura, sorrise e disse al nipote:

È vero, sto scrivendo qualcosa di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita con la quale scrivo. Vorrei che la usassi tu, quando sarai cresciuto.”

Incuriosito, il bimbo guardò la matita, senza trovarvi alcunché di speciale.

“Ma è uguale a tutte le altre matite che ho visto nella mia vita!”

“Dipende tutto dal modo in cui guardi le cose. Questa matita possiede cinque qualità: se riuscirai a trasporle nell’esistenza, sarai sempre una persona in pace con il mondo.

- Prima qualità: puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. ‘Dio’: ecco come chiamiamo questa mano! Egli deve condurti sempre verso la Sua volontà.

- Seconda qualità: di tanto in tanto, devo interrompere la scrittura ed usare il temperino. È un’operazione che provoca una certa sofferenza alla matita ma, alla fine, essa risulta più appuntita. Ecco perché devi imparare a sopportare alcuni dolori: ti faranno diventare un uomo migliore.

- Terza qualità: il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato. Correggere un’azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi, è importante per riuscire a mantenere la retta via della giustizia.

- Quarta qualità: ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite della mina racchiusa in essa. Dunque presta sempre attenzione a quello che accade dentro di te.

- Quinta qualità: essa lascia sempre un segno. Allo stesso modo, tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione.”

P. Coelho

lunedì 18 maggio 2015

la bambola e le fedi




Un ragazzo regala alla sua fidanzata una bambola, lei si innervosisce e butta la bambola in strada.

Il fidanzato le dice ma perché hai buttato la bambola?

Lei risponde, perché non mi piace il tuo regalo così lui va in strada e prende la bambola, quando all’improvviso una macchina lo investe e lui muore.

Il giorno dei suoi funerali, in lacrime, la fidanzata prende la bambola e la stringe forte a se, mentre stringe la bambola…

questa dice: “Mi vuoi sposare?” La ragazza impaurita fa cadere la bambola. Cadendo, dalla tasca del vestitino della bambola escono due fedi.

La morale di questa storia :

Ama ciò che hai, prima che la vita ti insegni ad amare ciò che hai perso…












lunedì 11 maggio 2015

Il Gigante e la Luna


"Dalla leggenda del gigante che si è innamorato di luna. Egli si inginocchiò e pianse lacrime di gioia alla vista di lei. Ogni mattina gli rivolgeva un' amaro pianto quando lei se ne andava. Così ha scalato la montagna più alta che poteva trovare per poterla guardare più a lungo. Per anni egli si inginocchiò e pianse finché la montagna, nella disperazione del suo dolore, lo ha trasformato in pietra. Ancora si può vedere il suo flusso di lacrime."











venerdì 1 maggio 2015

I sei ciechi e l’elefante



C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
I sei saggi erano ciechi.
Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei saggi volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto essendo ciechi?
“Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
“Buona idea”, dissero gli altri ,”così scopriremo com’è fatto un elefante.”
I sei saggi cosi andarono dall’elefante.
Il primo saggio si avvicinò all’animale e gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro, producendo una bella arietta fresca e disse: “L’elefante è come un grande ventaglio”.
Il secondo saggio invece toccò la gamba: “Ti sbagli. L’elefante è come un albero”, affermò.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una corda”. mentre gli toccava la coda.
Subito dopo il quarto saggio toccò con la mano la punta aguzza della zanna .”Credetemi, l’elefante è come una lancia”, esclamò.
“No, no”, disse il quinto saggio “che sciocchezza!” , “l’elefante è simile ad un’alta muraglia”, mentre toccava il fianco alto dell’elefante.
Il sesto nel frattempo aveva afferrato la proboscide. “Avete torto tutti”, disse, “l’elefante è come un serpente!”
“No, come una fune”.
“No, come un ventaglio”.
“Come un Serpente!”
“Muraglia!”
“Avete torto!” “No ho ragione io!”
I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono mai a scoprire come fosse fatto un elefante! (Parabola Indù) – I sei ciechi e l’elefante

La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni.
Paul Watzlawick

giovedì 23 aprile 2015

L'albero e il ragazzino...





Tempo fa c’era un enorme albero di mele con il quale un ragazzino amava giocare tutti i giorni. Saliva in cima all’albero, ne mangiava le mele, faceva un sonnellino l’ombra: lui amava quell’ albero e l’albero amava giocare con lui. Il tempo passava, il bambino cresceva e smise di giocare intorno all’albero ogni giorno. Passarono gli anni e un giorno il ragazzo, diventato uomo, tornò dall’albero. “Vieni a giocare con me” disse l’albero. “Non posso giocare! Devo lavorare per la mia famiglia. 
Abbiamo bisogno di una casa: mi puoi aiutare?” “Mi dispiace” disse l’albero “Non ho una casa ma è possibile tagliare i miei rami per costruire la tua casa.” Così l’uomo tagliò tutti i rami dell’albero e scappò via. Passarono altri anni e l’albero era di nuovo solo e triste. Una calda mattinata estiva, l’uomo tornò. “Vieni a giocare 
con me!” disse ancora una volta l’albero. “Sto diventando vecchio. Voglio rilassarmi su una barca a vela. Puoi darmi una barca? “Se vuoi, puoi usare il mio tronco per costruire la tua barca.” Così l’uomo tagliò il tronco e vi fece una bellissima barca. Dopo moltissimi anni, ormai vecchio e malato, l’uomo tornò dall’albero: “Mi dispiace, ragazzo, ma non ho più niente per te. Le mele sono finite.” disse l’albero. “Nessun problema, non ho più i denti per masticare!” rispose l’uomo. “Non ho più il tronco per farti giocare” aggiunse l’albero. “Sono troppo vecchio per salire sul tuo tronco!” disse l’uomo. “Davvero non posso darti più nulla: l’unica cosa rimasta è la mia radice!” disse l’albero in lacrime. “Non ho bisogno di molto ora, solo un posto per riposare. Sono ormai vecchio e stanco!” rispose l’uomo. “Bene! Le radici degli alberi vecchi sono il posto migliore per appoggiarsi e riposare.” L’uomo si accovacciò vicino alle radici e l’albero pianse di gioia…
“Siate buoni con i genitori…” 
(Al Qur’an Al Karim)

giovedì 2 aprile 2015

Il monaco e lo scorpione

Una volta un monaco  vide uno scorpione che stava per affogare. Decise di tirarlo fuori dall’acqua, ma nel farlo lo scorpione lo punse. Per colpa del dolore lasciò andare la presa, lasciandolo cadere, e l’animale inizio a sprofondare… Allora cercò di tirarlo fuori di nuovo, e l’animale lo punse nuovamente. La scena si ripeté diverse volte: tirarlo fuori dall’acqua, essere punto e lasciarlo andare. Un passante che l’osservava da un po’ gli disse: “Perché è così testardo? Non capisce che ogni volta che lo tirerà fuori dall’acqua lo scorpione lo pungerà?” E il monaco rispose: “È nella natura dello scorpione pungere. Ma questo non cambierà la mia natura, che è aiutare“.


sabato 28 marzo 2015

chi sono io?

" Chi sono io? " chiese un giorno un giovane a un anziano.
" Sei quello che pensi" rispose l'anziano "
Te lo spiego con una piccola storia.
Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell'orizzonte due persone che si abbracciavano.
- Sono un papà e una mamma - , pensò una bambina innocente.
- Sono due amanti - , pensò un uomo dal cuore torbido.
- Sono due amici che s'incontrano dopo molti anni - , pensò un uomo solo.
- Sono due mercanti che han concluso un buon affare - , pensò un uomo avido di denaro.
- E' un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra - , pensò una donna dall'anima tenera.
- Sono due innamorati - , pensò una ragazza che sognava l'amore.
- Chissà perche' si abbracciano- , pensò un uomo dal cuore asciutto.
Che bello vedere due persone che si abbracciano - , pensò un uomo di Dio.
Ogni pensiero " concluse l'anziano " rivela a te stesso quello che sei. Esamina di frequente i tuoi pensieri ti possono dire molte piu' cose su te di qualsiasi maestro. " (Cit.)


giovedì 26 marzo 2015

due monaci e la giovane donna

D Due monaci erano di ritorno da un lungo viaggio.
Il monaco anziano informò il novizio che ormai mancava circa 1 km dal monastero.
In poco tempo arrivò un forte temporale con pioggia scrosciante…
I due continuarono il loro cammino e notarono una giovane donna in difficoltà nell’attraversare un ruscello, ingrossato e pieno di fango a causa della pioggia.
Il monaco anziano si avvicinò, la caricò sulle spalle e guadando il fiume la lasciò dall’altra parte della sponda. La donna, senza dire una parola, riprese la sua strada in direzione opposta .
I due continuarono il cammino e infine arrivano al monastero.
Prima di varcare la soglia e dopo ore di silenzio, il giovane monaco con sguardo accigliato si rivolse al suo compagno di viaggio, dicendogli che aveva trovato l’atteggiamento della donna davvero egoista e maleducato, poteva almeno ringraziarlo del suo gesto gentile.
L’anziano monaco rispose così – Io ho lasciato quella giovane donna dall’altra parte del ruscello… per quale motivo tu la porti ancora sulle spalle?


martedì 24 marzo 2015

Le lenzuola del vicino

Una giovane coppia di sposi novelli andó ad abitare in una zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.
Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo…
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!
Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.
Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime,
e disse al marito:
Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?
Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;
semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra !
Così è nella vita!
Tutto dipende dalla pulizia della finestra
attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare,
probabilmente sarà necessario osservare
se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore
per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino..

venerdì 13 marzo 2015

PERCHE' VENERDì 13 E' CONSIDERATO SFORTUNATO?



 I timori che circondano il venerdì 13 affondano le loro radici nella tradizione cristiana, laddove il numero si riferisce al tredicesimo commensale dell'Ultima Cena - ossia Giuda, il traditore - mentre il giorno della settimana (già noto come il giorno del boia) è quello in cui sarebbe stato crocefisso Gesù. La combinazione di questi elementi avrebbe dato luogo alla superstizione, spiega Stuart Vyse, professore di psicologia al Connecticut College di New London.

La credenza si sarebbe diffusa con il Cristianesimo e anche in zone non cristiane, continua l'antropologo Phillips Stevens, Jr., della University of Buffalo. "Si diffuse in maniera capillare in tutto il mondo euro-americano, radicandosi nella cultura in modo molto persistente", dice.

Il fatto che quell'evento sia associato con la malasorte ha a che fare, secondo Stevens, con le dinamiche del cosiddetto "pensiero magico" presenti nelle culture di tutto il mondo. Una di queste vuole che "si tenda a pensare all'esistenza di un nesso causale tra due eventi che si somigliano". Ovvero, se all'Ultima Cena erano presenti 13 persone, ogni evento dove è presente il numero 13 sarà sfortunato.

Un' altra  spiegazione risale alla mitologia scandinava: c’erano 12 semidei e poi arrivò il tredicesimo, Loki. Ma era crudele con gli uomini: da qui il 13, in quelle terre, è divenuto segno di malaugurio. Altri legano la superstizione al fatto che c’erano 13 persone all’Ultima Cena di Cristo, e il tredicesimo era Giuda.

Origini lontane. Ma l'associazione tra il numero 13 e la sfortuna è documentata anche in epoche precedenti: lo storico greco Diodoro Siculo (I secolo a. C.) riferisce che Filippo II (IV secolo a. C.), re di Macedonia e padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una propria statua accanto a quelle delle dodici divinità dell'Olimpo (la morte sarebbe stata la conseguenza di questo “sgarro” agli dèi). Ma forse la diffidenza verso il 13 risalirebbe addirittura alle più antiche concezioni astrologiche assiro-babilonesi (dove il 12 era numero sacro perché facilmente divisibile). Proprio il fatto che il 13 viene dopo il 12 avrebbe assicurato a questo numero la fama di portasfortuna.


 l calendario dei giorni nefasti. Quanto al venerdì, forse è considerato infausto perché Cristo fu crocefisso in quel giorno. Per i musulmani, invece, è infausto perché è il giorno in cui Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito.

La distinzione tra giorni positivi e negativi era già nota alla tradizione romana, dove si distingueva fra dies fasti (in cui si poteva amministrare la giustizia) e nefasti. Il martedì era “sfortunato” tra i Romani perché dedicato a Marte, dio della discordia. Allo stesso modo, si credeva che i figli concepiti di venerdì avrebbero avuto una vita difficile e che gli anni bisestili che cominciavano in questo giorno sarebbero stati catastrofici.


Origini a parte, la credenza del venerdì 13 come giorno sfortunato è diffusa in tutta Europa e America.

domenica 1 febbraio 2015

IL CONTADINO, IL FIGLIO E L’ASINO

IL CONTADINO, IL FIGLIO E L’ASINO
Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall'asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: "Ecco," dicevano "un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto". Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio, suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: "Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito". Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull'asino. 



Così sono portati entrambi dall'unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l'indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l'asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: "Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi". Allora il padre disse: "Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci".
Esopo

YIN E YANG

YIN E YANG


Chang E e suo marito Hou Yi, il prodigioso arciere, vivevano durante il regno del leggendario imperatore Yao. Hou Yi era un membro della Guardia Imperiale. Egli maneggiava un arco magico e scoccava frecce magiche. Un giorno, nel cielo apparvero dieci soli. La gente sulla terra non riusciva più a sopportare il caldo e la siccità. L’imperatore chiamò Hou Yi e gli ordinò di tirare ai soli in soprannumero per eliminarli e soccorrere così la popolazione. Facendo uso della sua abilità, Hou Yi ne abbatté nove lasciandone solo uno. La sua fama si diffuse fino a giungere alla Regina Madre d’Occidente, Xi Wang Mu. Ella lo convocò a Palazzo per ricompensarlo con la pillola dell’immortalità, dicendogli: "Non devi mangiare la pillola immediatamente. Prima devi prepararti per 12 mesi con la preghiera e il digiuno". Essendo un uomo diligente, egli prese a cuore il consiglio, iniziò i preparativi e nascose in casa sua la pillola. Sfortunatamente, fu chiamato d’improvviso per una missione urgente. In sua assenza, la moglie Chang E notò una luce fioca e un dolce odore emanare da un angolo della stanza. Una volta presa la pillola nella mano, non riuscì a trattenersi dall’assaggiarla. Nel momento in cui la ingoiò, la legge di gravità perse il suo potere su di lei. Poteva volare! Quando il marito ritornò, terrorizzata, volò fuori della finestra. Hou Yi la inseguì per mezzo cielo, ma un forte vento lo riportò a casa. Chang E volò dritta sulla Luna, ma quando arrivò, ansimava così forte per lo sforzo, che sputò l’involucro della pillola, la quale si tramutò in un coniglio di giada, mentre Chang E divenne un rospo a tre zampe. Da allora, vive sulla Luna respingendo le frecce magiche che il marito le tira. Hou Yi si costruì un palazzo sul Sole così si vedono il quindicesimo giorno di ogni mese. Chang E e Hou Yi, simboli, rispettivamente della Luna e del Sole, sono divenuti espressione di yin e yang, negativo e positivo, buio e luce, femminile e maschile, ossia della dualità che governa l’Universo.
Leggenda cinese


giovedì 29 gennaio 2015

Leggenda indù



Una vecchia leggenda indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano Dei. Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma (signore degli Dei) decise di privarli del potere divino e di nasconderlo in un posto dove fosse impossibile trovarlo.
Il grande problema fu quello di trovare un nascondiglio.
Quando gli dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi proposero la cosa seguente: “Seppelliamo la divinità dell'uomo nella Terra”.
Brahma tuttavia rispose: “No, non basta. Perchè l'uomo scaverà e la ritroverà”.
Gli dei, allora, replicarono: "In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli Oceani”.
E di nuovo Brahma rispose: “No, perchè prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli Oceani, e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie”.
Gli dei minori conclusero allora: “Non sappiamo dove nasconderla, perchè non sembra esistere, sulla terra o in mare, luogo alcuno che l'uomo non possa raggiungere”. 

E fu così che Brahma disse: “Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo: la nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perchè è il solo posto dove non gli verrà mai in mente di cercarla”.
“A partire da quel tempo”, conclude la leggenda, “l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova dentro di lui.”

lunedì 19 gennaio 2015

Charles Chaplin



Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho capito com'è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama "rispetto".
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di desiderare un'altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda é un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama "maturità".

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama "stare in pace con se stessi". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
  Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama "sincerità". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso; all'inizio lo chiamavo "sano egoismo", ma oggi so che questo è "amore di sé". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama "semplicità". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. E' la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo "perfezione". Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato.

Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l'intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di "saggezza interiore". Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è la vita.
  (Charles Chaplin)